L’UOMO CHE SALVO’ IL MONDO – FERDINANDO MANZO (LIBRO, 2015) RECENSIONE

Nessuno di noi ha una visione chiara di quale potrà essere il futuro dell’umanità.
Certo è che già oggi molti scrittori di grido hanno provato a immaginare il tempo che verrà, spesso colorandolo a tinte fosche, evocando gli spettri della guerra e della distruzione globale.
Con queste stesse prerogative dalla penna di Ferdinando Manzo nasce la storia del protagonista senza nome de ‘L’uomo che salvò il mondo’, un giovane medico della fazione dei ‘Bianchi’.

Le guerre nucleari e batteriologiche hanno ormai sterminato gran parte della popolazione mondiale, che oggi vive in 3 grandi villaggi, abitati dalle tre etnie rimaste, ormai riconoscibili soltanto dal colore della pelle.
La vicenda vuole che il nostro protagonista anonimo venga incaricato della sorveglianza di un uomo misterioso, potenzialmente infetto da un pericoloso virus.

Durante la Quarantena vissuta a stretto contatto con quest’uomo anziano, viene a scoprire un’insospettabile segreto: egli è altri non è che il temuto Generale XY, capo assoluto della fazione dei Bianchi, che ha inscenato la propria morte per ottenere una precaria pace con i nemici ‘Neri’ e ‘Gialli’.
XY rivela che la pace altro non è che un espediente per cogliere di sorpresa gli avversari, tramite un’azione segreta ad alto rischio, che il Generale inaspettatamente vuole affidare proprio al dottore sapientemente plagiato nel periodo di convivenza forzata.
Dopo qualche debole reticenza il protagonista si convince e parte alla volta dei villaggi nemici, trasportando con se un virus letale da diffondere.


Ben presto le reticenze si trasformeranno in certezze, le certezze in dogmi, i dogmi in follia.
Manzo si rivela un autore maturo, capace di scrivere maniera forbita con un stile davvero alternativo, dove il protagonista stesso è il narratore (in prima persona) che si produce sostanzialmente in un lunghissimo monologo durante il susseguirsi degli eventi.
In narrato è intenso ma scarno di dettagli identificativi: niente nomi di battesimo per i personaggi, luoghi nebulosi e indefiniti, nessuna contestualizzazione temporale degli eventi.
Questa apparente assenza di dettagli è in realtà la vera arma in più del romanzo, che smarrisce il lettore in un deserto di desolazione e tragedia.
In queste pagine emerge netto lo stile che fece la fortuna di Orwell, Bradbury e Golding, i veri pionieri del romanzi a tema futuro dispotico.
Non è un romanzo facile, sia chiaro. Un pò per la lunghezza, un pò per i tanti momenti di stallo della storia corredati da sontuose riflessioni del protagonista. Un pò per momentanee interruzioni di ritmo.
Rimane il fatto che  ‘L’uomo che salvò il mondo’ sia opera ampiamente degna, rivelatrice per certi versi, terrificante per altri. Che contiene una sua morale e alla fine, in mezzo alla desolazione più cupa, riesce persino a trasmettere un bel messaggio di speranza.
Da leggere.
O almeno, questa, è la nostra opinione.

HANNO LETTO QUESTO ARTICOLO 1378 PERSONE

Precedente LA MUMMIA (FILM, 2017) RECENSIONE Successivo I RACCONTI DELL'INQUILINO - ANDREA FRATTALI (LIBRO DI RACCONTI) RECENSIONE