IL GIOCOLIERE DI PAROLE (DI ALBERTO DIAMANTI) LIBRO, RECENSIONE

Che cosa significa oggi scrivere libri per l’infanzia?
Quale importanza può ancora avere il testo scritto nell’era della tecnologia e delle immagini?
Domande semplici, risposte estremamente complesse.
Ma è certo che rimarrà sempre insostituibile la funzione della lettura nel processo di crescita e di sviluppo della personalità dei più piccoli.
Alberto Diamanti, scrittore di Arezzo, ci offre la sua personale chiave di lettura di opera per l’infanzia con ‘Il Giocoliere di Parole’ piacevole raccolta di poesie e racconti in rima. Come un moderno Gianni Rodari.
Un uomo che si è trovato quasi per caso nel ruolo di scrittore, dopo l’adozione di un bambino dalla Russia e i primi esperimenti penna alla mano di neanche 4 anni fa durante una calda estate.
Dopo, in seguito ad importanti riscontri di pubblico e critica, con la stesura del libro che qui andiamo a recensire, Alberto va a prodursi nell’apprezzabile intento di trasmettere un messaggio alle generazioni dei giovanissimi.



Nelle prime pagine una sorta di alter ego dello stesso Diamanti si cala nel ruolo di saltimbanco delle parole per contenere l’irrequietezza di un bambino che non vuol saperne di dormire.
Con l’espediente del gioco, l’opera affronta con il giusto garbo tematiche importanti come il rispetto per il prossimo, per gli animali e l’ambiente. Ma anche argomenti difficili e delicati come la separazione coniugale.
‘Il giocoliere di parole’ immagina i piccoli lettori come interlocutori attenti, con i quali dialogare indirettamente sui grandi temi della vita, ricercando significato in ogni verso.
Ogni pagina è teatro per nuove ambientazioni, nuove storie e nuovi personaggi che interagiscono in un universo ideale coloratissimo e divertente.

‘La stella cadente e lo gnomo generoso’, ‘Il pupazzo di neve e il regalo di Natale’, ‘Il cassonetto rumoroso e i rifiuti litigiosi’. Queste sono solo alcune delle suggestioni contenute in queste cento pagine.
Cento facciate da dove emerge netta la passione di un padre, che ha trasformato la capacità di raccontare storie ad un figlio troppo vivace in un mestiere.
Ci piace immaginare questo libro stretto fra le mani di un bambino o una bambina di prima elementare che sillaba ogni parola e sorride felice quando ha finito ogni storiella.
Oppure in mano a un genitore che fa addormentare i figli con un capitolo diverso ad ogni sera.
O almeno, questa, è la nostra opinione.

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