I RACCONTI DELL’INQUILINO – ANDREA FRATTALI (LIBRO DI RACCONTI) RECENSIONE

C’è un oscuro inquilino che alberga in ognuno di noi.
Possiamo ignorarlo, fare finta che non esista, ma il nostro alter ego dall’animo torbido e sinistro prima o poi farà capolino per farci sentire la sua presenza.
Su questo assunto si struttura l’intero impianto narrativo di questa opera del promettente autore Andrea Frattali, suo vero esordio letterario.
Una variegata e sofisticata raccolta di racconti dalle atmosfere a trattati noir a tratti horror, che si fregiano del requisito dell’assoluta unicità.
Frattali non scrive per assomigliare a qualcuno e non prende spunto da nessuno. Solo incidentalmente nelle sfumature della sua penna troviamo analogie con lo stile gotico classico di Lovecraft e la vena pulp di Ammaniti. Microstorie che esplorano l’animo umano, lo scandagliano, lo rivoltano.
Emergono i temi della pazzia, della tortura, la stregoneria, l’indifferenza , la paura della morte.
L’autore si destreggia in sinuose e sofisticate metafore, praticamente onnipresenti, che impreziosiscono senza appesantire la lettura.

Apprezzabile la ricorrenza della località di Brasov, quasi una citazione dello stile di Stephen King e della sua mitica Castle Rock, immaginaria cittadina del Maine.
Ogni racconto eccelle nella sua specifica dimensione, anche se troviamo in ‘Splat’, ‘L’isola maledetta’ e ‘Sepolto vivo!’ un carattere e una pienezza narrativa di livello superiore.
I personaggi evocati dall’autore sono figure spiccate, che si auto-raccontano, che vivono in primo piano l’azione, che sostengono intensi monologhi e si struggono in profonde riflessioni interiori con risvolti spesso drammatici.
‘I racconti dell’inquilino’ è evidentemente una grande opera da consumare con una lettura frenetica e ansiogena, ma pur sempre molto piacevole.
Vediamo in Frattali una potenzialità effettiva, che dovrà però presto o tardi concretizzare nella stesura di un romanzo unico, vero è imprescindibile must letterario per arrivare alla maturità.
Un esordio con il botto per questo scrittore eclettico, nevrotico e bipolare (come lui stesso si definisce) del quale ragionevolmente sentiremo ancora parlare.
Un’opera consigliata per le fresche serate d’autunno, dopo il tramonto, seduti comodi in poltrona di fronte ad un calice di buon vino. Pronti a sussultare al minimo scricchiolio…

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