THE ENDLESS RIVER – PINK FLOYD (ALBUM MUSICALE) RECENSIONE

VOTAZIONE 75%

Il 7 Novembre 2014 rappresenta una data importante per il mondo della musica mondiale. L’inaspettato ritorno dei Pink Floyd, a 20 anni dalla loro ultima pubblicazione, è ora divenuto realtà.
La cosa che rattrista che questo ritorno sia contorniato prevalentemente da vecchi discorsi e sordide isinuazioni.
Ritorna in gioco la diatriba mai esaurita con Roger Waters, fuori dal gruppo dagli anni 80, che afferma che non ascolterà l’album perché non è una cosa che lo coinvolge.
E i primi critici che si affannano a smontare pezzo per pezzo di ‘The Endless River’, definendolo un ‘non album’ e confrontandolo arbitrariamente con le altre maestose produzioni della band.
Ma l’LP di cui vi parliamo oggi viene da lontano, e ha un percorso ben definito.
Sotto la guida di David Gilmour (dopo l’abbandono di Waters) il gruppo aveva fin qui prodotto 2 album. L’ultimo fu ‘The Division Bell’, l’ideale canto del cigno dopo una carriera indimenticabile.

Poi venne la tragica scomparsa di Richard Wright, il tasterista, storico ‘motore’ dei Pink Floyd nei suoi momenti migliori.

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Te ne siamo grati. Davvero.

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E oggi ‘The Endless River’ ritorna proprio a questo e vuol essere in parte un tributo al compianto Richard. Nelle sessioni di registrazione di ‘The Division Bell’ infatti, i Pink Floyd furono impegnati parallelamente in un progetto altrenativo. Fatto di musica d’ambiente, creazioni esclusivamente strumentali.
Dopo 20 anni in un cassetto, le stesse registrazioni sono state recentemente riprese dai reduci David Gilmour e Nick Mason, che le hanno rimodernate con le tecnologie moderne.
E l’album pubblicato ieri è il risultato.
Forse poco masticatile, vista l’assenza di pezzi cantati ad esclusione di ‘Louder than words’.
Ma ci troviamo un po’ di tutto. L’ambient, il rock, le chitarre, l’elettronica, e un alone di sana psichedelia.
Presa per quello che è, la produzione che segna il sicuro addio dei Pink Floyd è una perla.
Ascoltati più volte i brani ci risultano più familiari, e ci catapultano di nuovo in un universo che credevamo di avere perduto.
E scusate se è poco.
O almeno, questa, è la nostra opinione.

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